Spezie, cannella ‘brucia grassi’ alleata della linea

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Lo studio ha dimostrato che il consumo di alcune spezie come la cannella permette infatti di stimolare la termogenesi, un particolare processo metabolico che consiste nella produzione di calore da parte dell’organismo, soprattutto nel tessuto adiposo e muscolare favorendo così l’ossidazione del grasso e la conseguente diminuzione del peso.

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E’ glutenfobia: 2 milioni di famiglie acquistano prodotti ‘gluten free

Pasta e grano duro

Il gluten free è un fenomeno di grande portata anche tra i non celiaci e, da prodotti medicali, i cibi senza glutine si sono trasformati in scelta dettata dalle ultime tendenze ‘salutiste’ in fatto di alimentazione. Secondo l’ultimo censimento del ministero della Salute, che ha evidenziato i rischi di autodiagnosi ed eliminazione preventiva del glutine dalla dieta, in Italia sono circa 170 mila i celiaci diagnosticati eppure ben 2 milioni di famiglie acquistano prodotti senza glutine, per un mercato che muove 101 milioni di euro ed è cresciuto del +31% in un anno. Una vera e propria ‘glutenfobia’

Inoltre 3 italiani su 10 pensano che una dieta senza glutine faccia dimagrire e, 1 su 10, che sia più salutare (dati Doxa-Aidepi). Convinzione smentita dagli esperti, che sottolineano i rischi di una dieta gluten-free in assenza di una patologia o allergia al glutine.

Intanto, la produzione di pasta in Italia è cresciuta di 6 volte in 100 anni ma si è dimezzato il ‘peso’ del grano duro estero sul totale utilizzato. A rilevarlo è uno studio dell’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta italiane che sottolinea come in realtà il mito del nostro più celebre piatto nazionale si sia costruito, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, utilizzando, oltre al grano nazionale, grano duro di altissima qualità proveniente dall’estero. Di spaghetti, fusilli e maccheroni siamo i più grandi consumatori (con 25 kg pro capite all’anno), produttori e esportatori al mondo. Eppure su pasta e le sue materie prime si fa ancora tanta confusione.

Cosa fare stasera da solo o con gli amici, in città!

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Cosa fare stasera con gli amici in città.
Condividere una parte della giornata con i propri amici è sempre un piacere, sia che si vada a bere una birra, sia che si opti per una passeggiata e quattro chiacchiere in tutta tranquillità.
La città offre tante alternative che con gli amici è possibile sfruttare, dal concerto alla mostra passando per una serata di musica live e il cinema.
Per organizzarvi al meglio e scoprire quello che offre la vostra città questa sera, è collegarsi a http://cosasifaquestasera.it/, un motore di ricerca che vi permette di sapere subito cosa c’è da fare più vicino a voi.
Beh, buona serata!

Dall’India alla Francia, il galateo a tavola: ecco le regole

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Sapete come ci si comporta a tavola nei vari Paesi del mondo senza rischiare di fare brutte figure? Quando si viaggia per il mondo, è inevitabile finire in uno dei ristorantini locali. Forchetta, cucchiaio o bacchette? La mancia è bene darla oppure no? Visto che le tradizioni a tavola sono così diverse da Paese a Paese, risulta difficile capire se si rischia di offendere qualcuno o meno. Secret Escapes, club di viaggi online specializzato in vendite flash per alberghi di lusso, propone, attraverso il suo blog, una serie di consigli utili, in pratica cose da fare e da evitare in cinque tra le destinazioni più complesse.

Francia – La cucina francese è da sempre sinonimo di pasticcini perfetti, pane fragrante, vini deliziosi e formaggi pregiati. E condivide la sua passione per le ‘escargot’ (le lumache) con altri Paesi europei, mentre la sua propensione per le cosce di rana con il sud-est asiatico. Ma come mangiare deliziose prelibatezze come queste senza fare brutte figure? Per cominciare, evita di tenere le mani sulle gambe e appoggiale sul tavolo – ti serviranno comunque per spezzare il pane, prezioso alleato nell’avvicinare il cibo alla forchetta. A questo punto tieni il pane sul tavolo (mai sul piatto) e non dividere mai il conto, è considerato segno di maleducazione.

Thailandia – Mentre in Francia puoi usare le forchette senza alcun problema, non è così in Thailandia. Qui, infatti, la forchetta viene utilizzata solo per accompagnare il cibo verso il cucchiaio, unico utensile autorizzato. Solitamente non si usano le bacchette, a meno che non si stia mangiando un piatto Chinese-style, servito in una ciotola. Nella cucina thai, la condivisione è alla base del pasto, con pietanze servite tutte assieme, anziché divise per portate. Abbuffati pure, ma fai attenzione: è considerato scortese prendere l’ultima porzione dalla ciotola comune senza prima di aver chiesto agli altri.

Giappone – Dopo aver fatto pratica in Thailandia, deponi il cucchiaio e affronta le temibili bacchette giapponesi (i cucchiai sono rarissimi). Sai qual è il modo più appropriato per gustare una zuppa di miso o i tipici spaghetti in brodo? Vanno bevuti in modo molto rumoroso direttamente dalla ciotola. Bere rumorosamente è un segno di apprezzamento e se fatto in modo chiassoso, abbastanza da essere sentito dal cuoco, tanto meglio. Quando impugni le bacchette ricorda di non incrociarle mai, di non leccarle, e di non infilzarle dentro la ciotola di riso perché questo è il modo in cui il cibo viene offerto ai defunti nelle cerimonie giapponesi buddhiste (quindi secondo la tradizione porta male). Anche passarsi il cibo utilizzando le bacchette non viene visto di buon occhio, essendo una pratica adoperata nelle cerimonie funebri: riguarda il passaggio delle ossa del defunto. Lasciare la mancia viene considerato scortese.

India – Se la tua preoccupazione principale è quella di sbagliare posata, puoi sempre scegliere l’India, visto che l’unico attrezzo che ti servirà per mangiare è la tua mano destra (quella sinistra è considerata impura), avendo cura di lavare accuratamente dita e unghie subito prima del pasto. Nella nostra cultura potrebbe sembrare strano usare i polpastrelli per mischiare il cibo contenuto nel piatto per poi avvicinarlo alla bocca con le dita, abbassare la testa per arrivare meglio ad afferrare il boccone e aiutarsi con il pollice per spingerlo in bocca. In India è invece la pratica comune. Il ritmo con cui si mangia è fondamentale: prova a masticare lentamente, ti aiuterà anche nella digestione. Finire tutto il cibo presente nel piatto è considerato cortese, allo stesso modo sprecare il cibo è irrispettoso, quindi cerca di non strafare nell’ordinazione.

Cina – Qui la storia cambia, se si parla di cibo avanzato, perché lasciare una piccola quantità di ciò che si è ordinato nel piatto è un gesto educato, come per dimostrare che il padrone di casa ti ha donato più del necessario. Meglio così, visto che non potrai dimostrare la tua gratitudine attraverso le mance: qui infatti non si usano (alcuni ristoranti riportano addirittura cartelli con scritto ‘no mancia’). Ricorda che è assolutamente maleducato prendere qualcosa dal piatto degli altri, così come mangiare troppo velocemente. Assicurati di essere vestito in modo appropriato: è segno di rispetto per i commensali. Infine, vai contro ogni forma di educazione occidentale e rutta: qui è il migliore dei complimenti nei confronti del cuoco e significa che hai gradito il tuo pasto.

Il resto del mondo… – In questo senso ci sarebbe un intero menu di consigli per fare bella figura a tavola. In Italia, per esempio, chiedere del parmigiano da spolverizzare sul proprio pasto è considerato uno spiacevole passo falso tanto quanto chiedere sale e pepe in Portogallo (è considerato un insulto allo chef), invece dare una mancia del 10% accomuna i due Paesi. In Germania, è buona norma schiacciare le patate con la forchetta, anziché tagliarle con il coltello (vorrebbe dire che sono troppo crude) e, se stai mangiando dei tacos in Messico, puoi benissimo dimenticarti delle posate e usare le mani. Se capiti a una cena tradizionale in Georgia, non buttar giù tutto il bicchiere il bicchiere di vino – ma aspetta sempre i brindisi (non ti preoccupare, sono abituati a farne tantissimi!). E, in Corea, se una persona più anziana ti porge una pietanza, accettala sempre con due mani, e non cominciare mai prima di loro, in segno di rispetto.

Pezzi di vetro nella pizza, Nestlè richiama due prodotti surgelati in Usa e Canada

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La Nestlè ha deciso di richiamare “come misura precauzionale” due pizze surgelate per sospetta presenza di pezzi di vetro. E’ la stessa società che, con un comunicato, rende noto di aver scelto il richiamo in Canada e negli Stati Uniti di alcuni confezioni della Delissio Pizza surgelata, ovvero la qualità ‘Vintage Tuscan Style Chicken’ e quella ‘Thin Crispy Crust Grilled Chicken Tomato & Spinach’.

Sottolineando che questo richiamo non riguarda altri prodotti Delissio, la società fa sapere che non ci sono stati reclami da parte dei consumatori canadesi, mentre “negli Stati Uniti siamo intervenuti a causa di un piccolo numero di reclami dei consumatori, nessuno dei quali ha comunque subito lesioni”.

Come riporta anche il sito dell’emittente del Canada ‘CTV News’, i codici dei prodotti richiamati sono i seguenti: 53625273C1 per la pizza con gli spinaci da 600 grammi (data di scadenza, 25 luglio 2016) e 6017525952 per la Vintage in versione toscana (data di scadenza, 12 novembre 2016).

I 30 cibi per vivere di più e meglio, arriva la dieta ‘Smartfood

Sono 30 e sono cibi ‘smart’, cioè brillanti e intelligenti, perché “la loro azione sul nostro organismo è straordinaria: saziano, contrastano l’accumulo di grasso, allontanano le malattie e allungano la vita”. E’ un’assicurazione sulla vita che passa dal piatto ‘La Dieta Smartfood’, il primo regime alimentare tutto italiano a marchio scientifico: quello dell’Ieo di Milano, l’Istituto europeo di oncologia fondato da Umberto Veronesi. Dai laboratori di via Ripamonti arriva in tavola la dieta ‘con il bollino’, basata su “migliaia di ricerche scientifiche” nel settore della nutrigenomica, la disciplina che studia le relazioni fra cibo e Dna.

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La guida per scoprirla è un libro che viene presentato oggi nel capoluogo lombardo. Edito da Rizzoli, sugli scaffali dal 25 febbraio, è firmato dalla giornalista Eliana Liotta con Pier Giuseppe Pelicci, direttore Ricerca Ieo, e Lucilla Titta, nutrizionista e coordinatrice del progetto Smartfood Ieo. Un’opera che fa bene alla salute e alla ricerca, perché per ogni copia venduta (16 euro), 1 euro sarà devoluto alla Fondazione Ieo-Ccm (Istituto europeo di oncologia-Centro cardiologico Monzino), per sostenere gli studi che nelle 360 pagine del volume vengono tradotti in istruzioni per l’uso. La sfida è ambiziosa: perdere peso, prevenendo al contempo il cancro e le malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. Il tutto mangiando i cibi giusti che funzionano come farmaci.

“Sono alimenti speciali e allo stesso tempo comuni, di facile reperibilità”, assicurano gli autori. Ma quali sono? Si dividono in 2 gruppi: 20 cibi ‘Longevity’, alleati di lunga vita, e 10 ‘Protective’, scudo contro le patologie big killer.

I 20 ‘Longevity Smartfood’ sono arance rosse, asparagi, cachi, capperi, cavoli rossi, ciliegie, cioccolato fondente, cipolle, curcuma, fragole, frutti di bosco, lattuga, melanzane, mele, peperoncino e paprika piccante, patate viola, prugne nere, radicchio, tè verde e tè nero, uva. Contengono molecole smart che hanno dimostrato di attivare i geni della longevità: le antocianine, la capsaicina, la curcumina, l’epigallocatechingallato, la fisetina, la quercetina e il resveratrolo.

I 10 ‘Protective Smartfood’ invece sono aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta a guscio, legumi, olio extravergine d’oliva, oli di semi spremuti a freddo, semi oleosi, verdure. Categorie di cibi che proteggono l’organismo, allontanando l’obesità e molte malattie croniche.

Tutto nasce dalle ricerche di Pelicci, il primo scienziato ad avere dimostrato l’esistenza dei geni dell’invecchiamento nei mammiferi. Il passaggio successivo è stato scoprire che certe sostanze contenute negli alimenti riescono a ‘imbavagliare’ i geni che ci fanno invecchiare, come p66 e Tor, e ad attivare i geni che allungano la vita, come Sirt.

La ragione è che queste vie genetiche coincidono con le vie del metabolismo. I geni dell’invecchiamento (gerontogeni) si attivano per esempio dopo pasti abbondanti e ordinano che si ricavi energia nelle cellule e che si immagazzini grasso. Ma l’iperproduzione di energia e l’accumulo di grasso innescano il decadimento fisico e le malattie legate alla senescenza, come il cancro. Al contrario, se c’è carenza di cibo i geni dell’invecchiamento non si esprimono e lasciano ‘parlare’ quelli della longevità. Questi impongono che si usi l’energia disponibile solo per riparare i vari danni a carico dei tessuti, e dunque per mantenere il corpo in salute.

La dieta Smartfood si basa proprio sulla scoperta che con alcuni cibi mangiamo, ma è come se non lo facessimo. Questi alimenti contengono infatti delle sostanze che mimano il digiuno, cioè sono capaci di provocare gli stessi effetti che ha la restrizione calorica sulle vie genetiche della longevità: inibiscono i geni dell’invecchiamento e accendono i geni della lunga vita.

La dieta a marchio Ieo prevede un approccio graduale per migliorare il proprio stile di vita. Due le fasi: ‘Start’ e ‘Smart’. La prima parte consiste nell’autovalutazione, dal peso al test alimentare; la seconda guida a mettere in pratica gli schemi con le porzioni consigliate. La premessa fondamentale è che “nessun cibo è escluso, men che meno pane e pasta. Vanno privilegiati gli Smartfood, provenienti dal mondo vegetale, ma in tavola si possono portare anche le proteine animali, dal pesce alle uova, dai formaggi alla carne”.

La pizza candidata a patrimonio immateriale dell’Unesco

“Sarà l’arte dei pizzaiuoli la candidatura italiana all’#Unesco per il patrimonio immateriale #madeInItaly”. Ad annunciarlo su Twitter è il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. La candidatura della pizza a patrimonio immateriale dell’umanità “tutela un settore che vale 10 miliardi di euro ma soprattutto un simbolo dell’identità nazionale”.

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Commenta così il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, dopo la riunione della Commissione di valutazione nazionale per l’Unesco che ha confermato la candidatura dell’arte dei pizzaioli di Napoli come patrimonio dell’umanità. L’arte dei pizzaiuoli napoletani candidata all’Unesco, riferisce ancora la Coldiretti , sarebbe il settimo ‘tesoro’ italiano ad essere iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale riconosciuto dall’agenzia dell’Onu.

“Con questo importante risultato, abbiamo deciso – sottolinea Moncalvo – una mobilitazione straordinaria nel week end per raccogliere le firme nei mercati di Campagna Amica lungo tutta la Penisola, per raggiungere l’obiettivo di un milione di firme da presentare il 14 marzo a Parigi, dove si incontrerà la Commissione internazionale per valutare l’ingresso nella ‘Lista Unesco del patrimonio culturale immateriale dell’umanità'”.”Sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore della pizza ai quali -sottolinea la Coldiretti- se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana, secondo i dati dell’Accademia Pizzaioli. Non è un caso che oggi il 39 per cento degli italiani ritiene che la pizza sia il simbolo culinario dell’Italia secondo un sondaggio del sito www.coldiretti.it e che la pizza sia la parola italiana piu’ conosciuta all’estero con l’8 per cento, seguita dal cappuccino (7 per cento), dagli spaghetti (7 per cento) e dall’espresso (6 per cento), secondo un sondaggio on line della Societa’ Dante Alighieri”.Ogni giorno, “solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze per un totale di un miliardo e mezzo all’anno “anche se -sottolinea la Coldiretti- i maggiori consumatori sono diventati gli Stati Uniti che fanno registrare il record mondiale con una media di 13 chili per persona all’anno, quasi il doppio di quella degli italiani che si collocano al secondo posto con una media di 7,6 chili a testa”. Una domanda che, spiega la confederazione degli imprenditori agricoli, “nelle circa 63mila pizzerie e locali per l’asporto, taglio e trasporto a domicilio da lavoro complessivamente ad oltre 150mila persone”.”L’arte dei pizzaiuoli napoletani – riferisce la Coldiretti – sarebbe il settimo ‘tesoro’ italiano ad essere iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco”. L’elenco tricolore comprende anche l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014). Accanto al patrimonio culturale immateriale, l’Unesco, continua la Coldiretti, ha riconosciuto nel corso degli anni anche un elenco di siti, e proprio l’Italia è lo stato che ne vanta il maggior numero a livello mondiale.”Significativamente però -evidenzia- gli ultimi elementi, ad essere iscritti negli elenchi, dallo Zibibbo di Pantelleria alla Dieta Mediterranea, fanno riferimento al patrimonio agroalimentare made in Italy, a testimonianza della sempre maggiore importanza attribuita al cibo, non a caso scelto come tema simbolo dell’Expo 2015″. “E non è un caso – conclude la Coldiretti – che proprio ad Expo il 25 giugno 2015 l’Italia ha conquistato il record mondiale ufficiale di lunghezza della pizza di 1595,45 metri che è stato iscritto Guinness World Records”.

Tutti chef con ‘Quomi’: compri online la cena da cucinare a casa

Arriva la startup che rivoluziona il modo di fare la spesa e di cucinare. Si chiama Quomi e a lanciarla è Digital Magics, business incubator quotato sul mercato Aim Italia di Borsa Italiana. Una startup innovativa che ha sviluppato il servizio di food delivery in Italia, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui gli italiani cucinano e mangiano tra le mura domestiche. Quomi consegna gratuitamente, a casa o in ufficio, ingredienti italiani di alta qualità, freschi e già dosati per iniziare subito a cucinare.

Ogni settimana su www.quomi.it è online un menù con 9 ricette facili e gustose, selezionate da chef professionisti, tenendo conto della stagionalità dei prodotti e delle specialità regionali della cucina italiana. Una volta scelte le ricette preferite, Quomi farà la spesa per gli utenti e la settimana successiva recapiterà in comode scatole gli ingredienti già dosati e le istruzioni per cucinare.

Digital Magics sta supportando Quomi nello sviluppo strategico, con i propri servizi di consulenza e incubazione, in grado di accelerare il processo di crescita della neoimpresa digitale. L’incubatore è entrato nella startup innovativa con una quota del 12,5% della società. A fine 2014 Quomi ha vinto il premio Alimenta2Talent, co-finanziato dal Comune di Milano e dal Parco tecnologico padano e nel 2015 ha chiuso un accordo di investimento seed con Euroventures, fondo di venture capital di Torino.

Il lunedì mattina, dunque, Quomi acquista i prodotti freschi direttamente dai produttori italiani, senza intermediari, nelle dosi giuste per le ricette e a un prezzo così sostenibile e spedisce in 24 ore il box con la spesa ordinata. La freschezza è garantita dal contenitore isotermico e dal gel refrigerante. Quomi è molto attenta al rispetto per l’ambiente: gli scarti e le eccedenze di cibo sono ridotti al minimo: la scatola si può riciclare nella carta, il polistirolo nella plastica e il gel refrigerante si può riutilizzare come ghiaccio o come borsa d’acqua calda, semplicemente scaldandolo in acqua bollente.

Quomi supporta anche la Fondazione Slow Food, associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi. I valori del ‘buono, pulito e giusto’ sono fondamentali per Quomi, che sceglie con cura prodotti Presidi Slow Food (per esempio i Testaroli della Lunigiana, il Pistacchio di Bronte, ecc.) in aggiunta a molti cibi bio.

Quomi (www.quomi.it) nasce dall’idea di due ragazzi trentenni, Andrea Bruno e Daniele Bruttini, che si sono conosciuti lavorando per Zalando e che, quando vivevano a Berlino, avevano l’esigenza di farsi recapitare comodamente a casa cibo italiano di qualità.

“Abbiamo lavorato duramente negli ultimi mesi per il lancio della nuova piattaforma, che rappresenta per noi il primo passo verso una strategia di crescita e consolidamento sul mercato italiano in primis e all’estero in seguito”, dichiarano Andrea Bruno, fondatore e Ceo di Quomi, e Daniele Bruttini, fondatore e presidente di Quomi.

“Vogliamo rivoluzionare – spiegano – il modo in cui gli italiani si approcciano alla spesa: il mondo dell’e-commerce e in particolare del food online sta crescendo a ritmi vertiginosi in Italia. Le grandi opportunità che il mercato italiano offre ci danno le motivazioni per continuare a credere e a sviluppare nel migliore dei modi il nostro progetto. All’estero l’abitudine di comprare cibo online è ormai esplosa e crediamo che l’Italia seguirà lo stesso percorso. Tutti i numeri lo dimostrano”.

“Siamo profondamente convinti – sottolinea Antonello Carlucci, partner di Digital Magics – del grande potenziale del Made in Italy e nello specifico del food di qualità. Siamo peraltro consapevoli della continua necessità di innovazione che viene richiesta dalle aziende del settore, ma anche dai consumatori, sempre più abituati a nuove esperienze di acquisto e fruizione di cibo. Per questo motivo, abbiamo riconosciuto in Quomi e nel suo team il giusto mix di innovazione e skill imprenditoriali capace di creare ‘disruption’ nella filiera tradizionale. Collaboreremo con il team per accelerare il percorso di crescita e rendere Quomi il player di riferimento nel settore”.

Il food innovation è uno dei nuovi grandi trend a livello globale. Secondo un’analisi di AgFounder su dati CrunchBase, il 2015 è stato un anno record a livello di investimenti per quanto riguarda aziende e startup agtech – la tecnologia applicata all’agroalimentare – con 4,6 miliardi di dollari investiti (circa +100% rispetto al 2014). Il food e-commerce (anche il delivery) ha raccolto il 35% di questi investimenti con 1,65 miliardi. Nell’ambito del food delivery, si stima che il mercato globale del takeaway e della consegna a domicilio raggiungerà i 90 miliardi di dollati nel 2019.

In Italia, secondo i dati riportati da Digital Magics, il fatturato dell’e-commerce nel 2013 era di 22,3 miliardi di euro, con l’1,20% rappresentato dall’alimentare. Nel 2014 il food&beverage online vale oltre 200 milioni di euro, in crescita del 30%. Le dimensioni del mercato italiano sono previste in ulteriore crescita fino a 329 milioni di euro nel 2017, a un ritmo di crescita annua di quasi il 20%.

La vendita online di alimentari vale solo il 2% sul totale mercato e-commerce B2C italiano, ma è fermo ad appena lo 0,25% come tasso di penetrazione nel retail di settore, evidenziando quindi un elevato potenziale di crescita.

Ecco cosa non mettere (mai) in frigo

E’ convinzione, un po’ di tutti’, che il frigorifero sia il luogo dove il cibo duri più a lungo. In realtà – si legge sull”Indipendent’- ci sono degli alimenti che, a basse temperature, deperiscono prima, perdono sapore e consistenza, o semplicemente diventano neri.

Pomodori – Il frigorifero blocca la maturazione e ‘uccide’ il sapore. Secondo Mercola.com, popolare sito che si occupa di salute e benessere, la struttura chimica dei pomodori cambia se messi in frigo e si riduce la quantità di composti volatili, andando a colpire il sapore. Anche la consistenza e il colore di questo frutto sono sensibili alle basse temperature, rendendolo troppo morbido.

Banane – Se metti questo frutto in frigo quando è già maturo, lo aiuterai a ‘resistere’ due giorni in più. Ma se lo metti quando è ancora un po’ verde e duro, non maturerà mai del tutto, neanche una volta tirato fuori. Le banane sono un frutto tropicale e non hanno alcuna difesa naturale contro il freddo nelle loro pareti cellulari, che vengono distrutte dalle temperature fredde, facendo sì che si perdano gli specifici enzimi digestivi e la buccia diventi completamente nera.

Pane – Il frigorifero per il pane è ‘il male’. Mentre il congelamento blocca il processo che lo rende raffermo, in frigo questo processo si accelera. In pratica, con le temperature basse l’amido si cristallizza più rapidamente rispetto alla temperatura ambiente e il pane diventa stantio prima.

Patate – Devono essere riposte in un luogo fresco e asciutto, in un sacchetto di carta o in una retina, ma non in frigo dove il freddo può trasformare la fecola di patate in zucchero: ciò provocherà una perdita di colore e, una volta cotte, risulteranno più dolci.

Aglio e cipolla – Anche in questo caso è meglio conservarli in un luogo fresco e asciutto. Secondo la National Onion Association, solo in un caso la cipolla deve essere messa in frigo: se viene acquistata già sbucciata e tagliata o quando si cerca di prolungare la durata di una determinata varietà, quella dolce, ad alto contenuto di acqua. In frigorifero, come in un sacchetto di plastica, l’aglio rischia di ammuffire. Il modo migliore per conservarlo è tenerlo a temperatura ambiente in un luogo asciutto, buio, con una buona areazione per evitare che germogli.

Ecco i 4 cibi da non mettere (mai) nel microonde

Chi lavora fino a tardi lo sa. Non c’è niente di meglio che tornare a casa e trovare la cena pronta. O almeno, in alternativa, gli avanzi del giorno prima da riscaldare al microonde. Sapete, però, che non tutti i cibi vanno messi nel forno a microonde? A stabilirlo ‘The Food Network’, la rete americana dedicata alla gastronomia, che ha diffuso una lista di pietanze che risultano più appetitose se scaldate al forno o sui fornelli.

Dallo stufato alle patatine fritte, ecco la lista pubblicata da ‘The Independent’ dei cibi da non mettere (mai) nel microonde:

1) Stufato. ‘The Food Network’ suggerisce di aggiungere una spruzzata d’acqua allo stufato per evitare che si asciughi troppo quando viene scaldato in forno. Meglio coprire ermeticamente la teglia con della carta stagnola, poi infornarla a 160° fino a quando diventa calda (per capire quando è pronta è sufficiente controllare il centro).

2) Pizza. Molti dicono che la pizza del giorno dopo sia meglio mangiarla fredda, ma se volte gustarla calda è meglio infornarla a 160° finché la mozzarella non si scioglie e la crosta diventa croccante.

3) Pasta. Se non c’è condimento, per riscaldare la pasta basta immergerla in acqua bollente per 30-45 secondi. Se c’è già il sugo, invece, basta scaldarla in padella a fiamma media aggiungendo una spruzzata d’acqua se il sugo è troppo duro. Se invece il condimento è a base di panna, per farla tornare come prima basta aggiungere un po’ d’olio, un goccio di latte o altra panna.

4) Patatine fritte. Non c’è niente di peggio che riscaldare le patatine fritte nel microonde perché di solito cambiano sapore e consistenza. Se però volete mangiarle anche il giorno dopo, ‘The Food’ Network’ consiglia di fare un soffritto in padella, immergerle nell’olio e friggerle fino a quando non tornano a essere croccanti. Infine, per togliere l’olio in eccesso basta scolarle su un po’ di carta e cospargerle di sale.